Archivi del mese: marzo 2013

Ebbene, questa non è una recensione, ma ci pare comunque importante, nello spirito del blog, segnalare l’iniziativa di una piccola libreria che combatte tutti i giorni per poter continuare a offrire un ottimo servizio culturale.

La redazione

lentiacontatto

Un luogo fisico da far rinascere e rivivere… E a questo pensiero l’immaginario di tutti si è sbizzarrito. Potremmo veramente dare una risposta culturale alle domande ed esigenze più svariate che Saronno… Abbiamo deciso di rivederci mercoledì 27 marzo alle ore 20,00.

images-3

Caro cliente, lettore, amico,
ci siamo incontrati venerdì 15 per iniziare a parlare del progetto di azionariato popolare della libreria e delle possibilità culturali che poteva offrire. 15 persone (circa) e tante idee, suggerimenti e domande. Abbiamo raccontato come è nata questa idea: le sollecitazioni non solo e non tanto a intraprendere iniziative culturali ma, soprattutto, la necessità di avere uno spazio fisico per realizzarle.
I locali dell’ormai – purtroppo – ex libreria Palomar sono sembrati a tutti l’ideale. Un luogo in centro, quindi facilmente raggiungibile, vivace, molto grande, considerando anche lo spazio del piano inferiore. Un luogo fisico da far rinascere e rivivere. E a questo pensiero…

View original post 257 altre parole

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

AUTO DA FÉ di Elias Canetti

Mi prendo il difficile e rischioso compito di dire due parole su di un grandissimo della letteratura mondiale (con tanto di premio Nobel conferito nel 1981) e su di un libro la cui complessità meriterebbe ben altri analisti ed infiniti saggi.
Cos’ho dunque io da dire su Auto da fé?
Prima di tutto vorrei sfatare il mito per cui questo nostro libro sia leggibile solo da esperti germanisti. La vicenda di Kien, alienato e ossessivo sinologo, della sua stupida e maligna consorte Therese, ha una perversa capacità d’affascinare nonostante l’impossibilità del lettore ad immedesimarsi in queste maschere grottesche. Infatti, se di certo la cattiveria di Therese ce la rende lontana, allo stesso modo la totale ossessività di Kien non può certo renderlo simpatico. Nemmeno la figura del portinaio, violento, misogino, in odor di pedofilia ed incesto può essere in nessun modo pensata come ponte per il lettore. L’unico personaggio ad avere una parziale umanità, il fratello psichiatra Gerorge, si rivela incapace a capire la follia di Kien e a prevedere l’apocalittica fine.
Questo è il primo aspetto dell’opera: la capacità di assorbirti in questo vorticante mondo orrorifico dell’Austria prenazista che anticipa le aberrazioni che verranno. Per apprezzare fino in fondo questo aspetto bisogna anche considerare che, per quanto uscito nel 1936, la scrittura di Auto da fé risale al 1931 ed anche il motivo del rogo dei libri non deriva, come si potrebbe pensare, dalle famigerate pratiche tedesche ma dall’incendio del Palazzo di Giustizia di Vienna durante una manifestazione socialista vista dal piccolo Canetti anni prima.
Altra considerazione essenziale è di ordine linguistico. Per poterla apprezzare fino in fondo, purtroppo, bisognerebbe conoscere bene la variante austriaca del Tedesco parlata in quegli anni. Nonostante ciò, ci sono delle considerazioni fattibili perfino da me. In primo luogo i diversi linguaggi di Therese, che parla con un lessico molto limitato, costruzioni fisse e spesso poco corrette dal punto di vista grammaticale; di Kien, che all’opposto ha un linguaggio aulico, altissimo, sempre immerso nella sua biblioteca, anche quando gira per i vicoli di Vienna. È chiaro quanto queste due figure non possano in nessun modo comunicare, infatti in tutto il libro l’unico momento in cui riescono a intendersi è davanti alle cifre del conto bancario.
In conclusione vorrei lanciare un appello: non lasciamoci mettere in soggezione da questi mostri sacri della letteratura che viaggiano accompagnati dalla loro fama di pedanti e freddi perfezionisti della narrativa. Un buon libro, prima di tutto, racconta una storia e un punto di vista su di essa ed almeno su questo avremo sempre qualcosa da dire, una riflessione a cui ci avranno spinto. Anche solo per quel pensiero passeggero sarà valsa la pena, poi potremo anche chiudere il libro pensando che quell’autore lo riprenderemo quando inizieremo a soffrire d’insonnia come cura omeopatica.

Auto da fè, di Elias Canetti, ed Adelphi (978-88-459-1654-0)

Fede

Per chi volesse sapere qualcosa in più su Elias Canetti segnalo: http://users.unimi.it/dililefi/Haas/Corso%202012-13,%20L’effetto%20discutibile%20del%20Premio%20Nobel%20-%20Canetti,%20Grass,%20Jelinek/Testi%20critici/Canetti,%20Ritratto%20critico%20contemporaneo%20-%20Haas,%20Belfagor,%202010.pdf

20130318-165237.jpg

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized