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LA CITTÀ PERFETTA di Angelo Petrella

Napoli negli anni 80-90 è un posto duro da vivere, dove leggi e regole difficili da capire muovono i destini di tre personaggi: un ragazzino dei quartieri spagnoli, un liceale alla ricerca di un mondo migliore, un poliziotto corrotto. Tre esistenze lontanissime in tutto: la prima si muove in un mondo dove la fame e la lotta per vivere sono i motori primi di una vita ai margini che ti spinge alla sopraffazione perchè la scelta è o tutto o niente; la seconda invece è un groviglio di rabbie, delusioni, debolezze perchè, anche se ci si prova a cambiare le cose, si impara presto che la città non capisce una lingua che non sia quella delle armi; infine l’onore, il potere, perchè se sei DIGOS devi dimostrarlo o prima o poi perderai il rispetto. Se sei DIGOS puoi tutto perchè sei il padrone della città e hai sempre il coltello dalla parte del manico, forse.
L’unica verità che accomuna tutti è la violenza, l’incapacità di uscire dalla logica ottusa della ragione del più forte. Anche l’amiciza e l’amore finiscono per essere giocati (e allo stesso tempo sacrificati) sul piano della violenza. Forse la soluzione è scappare da Napoli alla ricerca di una redenzione d’esilio. Petrella dimostra un’abilità magistrale nel tenere un intreccio complesso giocato su tre punti di vista. La tensione non lascia tregua e porta a voltare una pagina dopo l’altra; la trama si svolge con naturalezza, senza forzature o artificiosità lasciando intatta la buona regola secondo cui un grande narratore non lascia trasparire la propria mano. Niente è scontato fino all’ultima pagina. I personaggi sono forti, umani e si muovono nel mondo che li circonda con coerenza e imprevedibilità realistiche, rese ancora più forti dalle scelte di caratterizzazione linguistica. Ognuno parla un proprio italiano dialettizzato a seconda degli ambienti e dei modelli culturali di riferimento. Se in un primo momento ci si può sentire spiazzati nella lettura, un attimo dopo si è travolti dalla forza espressiva e dall’atmosfera che evoca. Tocco di stile, l’autore fornisce anche una soundtrack per meglio avvolgersi nella sua Napoli disperata. Sono brani duri, che forse anche da soli sanno dire moltissimo della storia raccontata (come le migliori soundtrack).
La forza che esce dalle parole di Petrella, la carica di angoscia e violenza ti entrano sotto pelle, ti lasciano un sapore amaro. Non è un libro dimenticabile, non è un libro che si lascia mettere da parte, è un libro che mette alla prova il lettore, che lo turba e lo scuote, lo agghiaccia. Petrella smentisce nei fatti chi pensi che un thriller italiano di qualità non sia possibile.

Bergsten

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